Berlinale

La cinepatia, patologia che si manifesta di sovente e in maniera acuta ogni qual volta la parola Festival giunga alle orecchie del malcapitato che da essa è irrimediabilmente affetto, non lascia scampo alcuno a codesto esemplare di animale da proiezione. Egli sembra essere totalmente vittima di quella sorta di frenesia

Adattare per il cinema un’opera letteraria è un’operazione notoriamente complessa, che per risultare efficace deve saper cogliere l’essenza del testo di partenza senza tradirne l’identità, conferendo al contempo gli strumenti necessari al testo di arrivo per poter vivere di vita propria. Non è dunque la tanto decantata “fedeltà” al libro il

A distanza di qualche mese dall’uscita nelle sale statunitensi, Foxcatcher ha finalmente trovato spazio anche nei cinema italiani, sebbene poco intenzionati a dare visibilità ad un film che nonostante sia reduce da una lunga serie di festival e premiazioni (ben 5 nominations agli Oscar) è stato evidentemente giudicato dai distributori come poco

Non c’è niente di nuovo in “Hell or High Water”, niente di nuovo sotto un sole che peraltro sembra deciso a rimanere lì, statico e persistente nello scolpire i volti dei due protagonisti, non senza la compartecipazione di una ruggine che imbratta, sporca e dunque corrompe i loro visi. A

Passeggiare all’aria aperta può essere davvero liberatorio, questo lo sappiamo tutti. Ma potremmo mai solo immaginare di farlo a più di 400 metri di altezza, camminando sospesi su un cavo d’acciaio?The Walk ci racconta la storia di colui che fece di questa folle idea un sogno da realizzare: il funambolo francese Philippe Petit.

Fateci pace e meditate: di finali di serie pienamente soddisfacenti non ce ne sono tantissimi, specie per serie così lunghe e senza voci forti che si impongano sui regimi produttivi (chiamasi Showrunner, in questo caso con la s maiuscola, a segnalare gli attributi e l’autonomia ricevuta/conquistata da questo o quel

Il post che non sapevate di star desiderando o che non avevate osato chiedere. È stata una grande Mostra. È Stata La Mano Di Dio: 8.5Qui Rido Io: 8The Card Counter: 8Competencia Oficial: 8Illusions Perdues: 8Madres Paralelas: 7.5Un Autre Monde: 7.5Il Buco: 7.5The Power Of The Dog: 7Vidblysk (Reflection): 6.5L’Événement:

Ammetto di essere sempre stato affascinato dalle grandi rivalità, quei dualismi a volte veritieri e comprovati, in altri casi solo supposti o romanzati, che costituiscono il sale e il pepe delle chiacchiere con gli amici al bar: che so, Frazier vs Alì, River vs Boca, Pelè vs Maradona, Beatles vs

Un brutto finale conferitoci da giurati ubriachi di Spritz corretti da qualche sostanza psicotropa pregiudica inevitabilmente anche quello che fino ad allora era stato un bel film, seppur non eccezionale. Per quanto mi riguarda, questa mia seconda Venezia è stata uno di quei sequel riusciti a metà. Mi restano tanti

Non poteva durare ancora a lungo la cosiddetta “fase di transizione” in casa Pixar, non così tanto da far credere che dietro a tale nomea non si celasse, neanche troppo velatamente, una carenza di inventiva insolita per una casa di produzione che fin dalla nascita ha fatto della creatività la propria prerogativa.