Elogio del duello

Ammetto di essere sempre stato affascinato dalle grandi rivalità, quei dualismi a volte veritieri e comprovati, in altri casi solo supposti o romanzati, che costituiscono il sale e il pepe delle chiacchiere con gli amici al bar: che so, Frazier vs Alì, River vs Boca, Pelè vs Maradona, Beatles vs Stones, Blur vs Oasis (con lo sport e la musica hai vita facile) ma anche (perché no?) Coca Cola vs Pepsi o la sfida in famiglia Esta Thè al limone vs Esta Thè alla pesca (distinzione di campo se ce n’è una: il sottoscritto ne fa una questione di vita o di morte e ci sarebbe da riflettere sulla nostra aderenza al marchio come scelta prima di tutto utopica [quadrato semiotico di J.M. Floch, ndr]). Rivalità, inoltre, i cui soggetti spesso travalicano i confini dell’umano per caratterizzarsi in assiologie pure secondo il famoso “due facce della stessa medaglia”, l’uno sembra non poter esistere senza l’altro: Batman vs Joker per i (cine)fumetti ma per il sottoscritto anche (e di nuovo con lo sport) Celtics vs Lakers, per me autentica rappresentazione della dialettica bene/male: se sei l’uno non puoi essere l’altro, ideologia pura. Ideologia che ovviamente diventa terreno di ferventi scontri in campo politico (almeno in un tempo lontano) che però non vietano ad un Almirante di piangere sulla tomba di Berlinguer, avversario inevitabile e necessario, altro te stesso da combattere e rimpiangere. Tutto questo potrebbe essere riassunto dal capolavoro di M.Night Shyamalan “Unbreakable” (e c’ho piazzato pure il consiglio cinematografico). Alla fine di questa lunga pappardella vi ringrazio dell’eventuale attenzione e vi rivelo la sfida delle sfide che ha suscitato la mia, chiamiamola così, riflessione: meglio Milly Carlucci o Maria De Filippi?

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