Chi mi credo d’essere.

Chi mi credo d’essere? Non vale: “non lo so”…
c’è un fulgente immaginario da osservare.

Cercherò un riflesso iridescente e favoloso
che abbia luce da farmi brillare:
un radioso mix di tutti “noi”
che combini un me ideale a “voi”;
un radioso mix per cui vivere
di riflesso, senza remore.

Una-centouno-centomila immagini di me
sparpagliate fra di voi
Una-centouno-centomila immagini di me
ma chi cazzo se ne frega poi?

Chi Mi Credo D’Essere (Marlene Kuntz, “Che Cosa Vedi”, 2000)
Writer(s): Cristiano Godano, Riccardo Tesio, Gianluca Bergia, Daniele Ambrosoli



Chi mi credo d’essere? In teoria, Piero Di Bucchianico, classe 1992, al momento studente di Scienze Della Comunicazione dalla lunga scadenza, polivalente in quanto a provenienze: dalla natìa Lanciano a Siena, poi da Siena a Torino senza farmi mancare la baltica Tartu, sono ben quattro le realtà che ho avuto modo di definire almeno una volta “casa”. Conosco la metà di voi solo a metà e nutro per meno della metà di voi metà dell’affetto che meritate (no, non è mia purtroppo…). Sento addosso molti più anni di quelli che ho ma ne sento meno di quelli che dimostro (questa è mia). Ho fatto del grigio una questione di coerenza. Gli amici stretti mi chiamano Pie’, i famigliari mi chiamano “we”, gli stronzi mi chiamano Pietro, alcuni amici mi chiamano Peter, alcuni amori mi chiamano Silver. Non faccio altro che lamentarmi di tutto. Dico, dico, dico e poi non faccio. Sviluppo competenze perlopiù teoriche, mi interesso di tutto ciò che ha a che vedere con i media. Guardo lo sport ma non sono sportivo, ascolto la musica ma non sono musicista, studio i processi comunicativi ma poi non so interagire secondo i costumi vigenti, guardo i film ma non sono un cineasta. Io osservo tutto e critico. Sono quello che arriva dopo, quello che va alla velocità della moviola, in controtendenza, mentre tutti corrono. Everybody seems to think I’m lazy. I don’t mind, I think they’re crazy. Running everywhere at such a speed, ‘Til they find there’s no need, cantava Don John. La musica rock (in senso ampio) e il cinema mi hanno salvato la vita e io vorrei restituire qualcosa almeno a quest’ultimo, in minima parte, scrivendone. “Ma poi chi ti paga?” dicono, e la domanda non è mal posta. In ogni caso, di piani b, c e d non se ne ha mai abbastanza. Nel frattempo, tanto per tornare alla controtendenza, ho deciso di aprire questo sito nel quasi 2020: il blog più procrastinato e fantasticato della storia, dalla gestazione lunga anni e anni, ha finalmente inizio. Una palestra per la scrittura, un modo di far fruttare stimoli e interessi nella speranza di non cadere nel tranello della musealizzazione di me stesso. Un progetto a suo modo folle. Un blog le fou.

chi mi credo d'essere


Considerazioni a margine

Descrivere se stessi è una missione più complicata di quanto possa sembrare in un primo momento, senza contare poi il fatto che l’immagine che creiamo di noi stessi debba poi, di volta in volta, essere rinegoziata quando si entra a contatto col prossimo di turno. Se mai vi foste trovati a redigere un curriculum vitae o una qualsiasi lettera di motivazione, dovreste allora aver incontrato difficoltà nel proporre un modello ideale di voi al quale non sentite totalmente di aderire (in realtà ogni interazione sociale segue questo iter…). Cristiano Godano sarà rimasto inguaiato in dilemmi simili quando si è trovato a scrivere il testo della canzone che ho citato in apertura. Ripenso spesso a quelle parole e a quanto effettivamente ogni atto di auto-descrizione contenga al suo interno: 1) una malcelata componente di narcisismo (costretti o meno dalle circostanze, in fondo in fondo ci piace autocelebrarci ed esibirci… Mai sentito parlare di “social network?” E del resto qui siete su un blog che non cela il nome del suo demiurgo nel titolo); 2) la conseguente (e mai troppo tardiva) realizzazione del fatto che l’accuratezza della versione di noi che scegliamo di rendere alla mercé del prossimo è del tutto limitata, fallace e parziale anche laddove essa sia il più possibile spontanea e sincera: siamo attori sociali, siamo molto di più o molto di meno di quanto crediamo di essere. Una, centouno, centomila immagini di me. Per questo motivo (e forse anche per altri) questa sezione di presentazione non si chiama “chi sono” ma bensì “chi mi credo d’essere”. Alla ricerca di quel radioso mix, ideale a voi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *