Un anno di memorie cinefile: il 2018 (Parte II)

Riprendiamo da dove avevamo lasciato?

  • Il fastidio provato durante, subito dopo e mesi dopo The Nightingale
  • l’andirivieni fra Cinema Massimo e Cinema Reposi al TFF
  • guardare ammirato gli encomiabili volontari del TFF
  • l’incontro con David Cronenberg detto il Sommo e il suo Leone D’Oro alla carriera
  • la meraviglia di fronte alla sapienza, l’oculatezza registica, la perfezione di The Post
  • le capigliature afro e i montaggi paralleli di Blackkklansman
  • la neve di Wind River
  • parlare di Abruzzo per qualche attimo con Willem Dafoe
  • la pienezza dei tempi morti di Dragged Across Concrete
  • la figaggine assoluta di Claire Foy che presenzia a tutti i festival
  • essere l’unico a non schifare La Quietud
  • i primi piani degli attori e le tonalità di giallo di If Beale Street Could Talk
  • odiare Carey Mulligan in Wildlife
  • la fotografia e i combattimenti di Ying (Shadow)
  • gli abbiocchi saltuari a Venezia
  • Martin Scorsese a Roma, tutti i suoi racconti e i suoi aneddoti
  • la cacca raccolta, i fanali rotti, tutta l’acqua che c’è in Roma: fondamentalmente ogni inquadratura di Roma
  • Helena Howard che ti lascia completamente attonito in Madeline’s Madeline
  • la scena in spiaggia, la bambina che guarda l’altrove, le madri, i padri, le nonne, i figli: la Famiglia in Shoplifters
  • il dialogo-confessione in salotto, la levitazione, il Bacio, il rigore formale di First Reformed
  • vedere Gary Oldman alzare quel fottuto Oscar, pedinarlo fuori dalla hall dell’incontro a Cannes, chiamarlo Gary come se fosse mio fratello e chiedergli una foto
  • tutti gli amici dei festival e le chiacchierate fiume.

I bambini che giocano nel fango, la saliva che manca e non la si trova, la scena aerea con monologo, “we’ve got to get in to get out“, il Nostro Tempo in Nuestro Tiempo.

Riuscire ad entrare alla proiezione di Transit nel cinema più piccolo della Berlinale, gli eterni ritorni alla tavola calda, lo straniamento spazio-temporale, Franz Rogowski, Paula Beer, Road To Nowhere dei Talking Heads messa in chiusura. In pratica tutto Transit.

I foulard, gli occhiali cadenti sul naso, i palloncini e il ballo, le musiche, i vestiti, i vestiti, i vestiti, prendere l’ordine con IL sorriso, l’innamoramento, l’amore, il riadattamento, il risentimento, l’amore tossico, i funghi, la malattia, la riappropriazione, la persistenza, la coppia, la vita, l’universalità, il cinema, l’eternità. Phantom Thread.

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