di morte e miracoli

L’ologramma di Ronnie James Dio (possa il suo omonimo averlo in gloria), realizzato dall’azienda specializzata Eyellusion, se ne va in giro a fare tour a nome del suo defunto referente, con i suoi (ex)compagni di band, con il beneplacito della simpatica moglie Wendy, la quale crede che sia “un modo per regalare ai vecchi fan l’opportunità di vederlo ancora una volta, mentre i nuovi potranno capire cosa significava sentirlo cantare dal vivo”. Visto il successo dell’operazione, anche Frank Zappa si appresta a “tornare” nelle medesime vesti.

Rogue One: A Star Wars Story, uscito nel dicembre del 2016, figura nel proprio cast un redivivo (è proprio il caso di dirlo) Peter Cushing, il Grand Moff Tarkin del primo Star Wars ma soprattutto una delle più grandi icone del cinema dell’orrore. Cushing, tuttavia, avrebbe invero intrapreso il suo personale viaggio verso altri e celesti lidi nel 1994. Il lavoro di “resurrezione digitale” in CGI messo a punto da Industrial Light & Magic e autorizzato dalla ex segretaria di Cushing (sigh…) in mancanza di famigliari o altri aventi diritto è talmente sbalorditivo che non sono stati in pochi coloro i quali non si sono accorti affatto della “sostituzione”. Ok, magari molti non sapevano nemmeno chi fosse questo grande attore, ma che dire invece di chi come il sottoscritto si è ritrovato in qualche modo a dubitare che egli fosse effettivamente deceduto? Ad Hollywood ci si attende ormai che tale pratica, per quanto avente notevoli costi produttivi, possa entrare sempre più nell’ordinarietà.

Poi mi viene in mente che nell’ultimo libro di Don DeLillo Zero K (da me non ancora letto, in verità) un milionario malato terminale trova il modo di preservare la propria vita (e dunque di controllare, prevenire la sua fine) attraverso la criogenizzazione (operata dalla clinica segreta Convergence) in attesa che la ricerca scientifica riesca a trovare il modo di rinverdire il corpo ed invertire il suo processo di decadimento. Per quanto in questo caso non vi sia un’effettiva interruzione della vita del soggetto ed una sua successiva ripresentificazione/resurrezione ma più che altro una sorta di letargo, mi pare comunque ci possa essere correlazione fra questa suggestione letteraria fantascientifica e i casi citati (che fantascientifici non son più) nel far sì che ci si pongano determinativi interrogativi sulla relazione che intercorre fra “vita” e “morte”, i significati ad esse annessi e non solo. Poi se non siete contenti c’è anche “Be Right Back“, la 2×01 di Black Mirror. Quella però ve la ricordate tutti.

E ci dicevano che non avremmo mai raggiunto l’immortalità!


Sitografia:

http://www.rollingstone.it/…/lologramma-di-ronn…/2017-07-26/

https://www.wired.it/…/rogue-one-la-resurrezione-digitale-…/

https://www.theguardian.com/…/rogue-one-star-wars-cgi-resur…

https://www.theguardian.com/…/…/11/zero-k-don-delillo-review

https://www.doppiozero.com/materiali/de-lillo-zero-k

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