Dopo aver ridefinito negli ultimi mesi i confini del mio concetto di hype, eccolo finalmente: Glass è uscito nelle sale cinematografiche italiane. Nelle ultime settimane la consueta valanga di cacca che arrivava dagli U.S.A. aveva messo in guardia un miscredente come me, il quale aveva davvero finito per pensare che la tanto agognata chiusura del cerchio si fosse tramutata in una molto meno agognata uscita a vuoto.

Invece no, assolutamente no: volere bene a M. Night Shyamalan diventa ancora di più, più che mai, un atto dovuto e spassionato nei confronti della settima arte. Denotarne la notevole sagacia editoriale, ammirarne il sempre più presente rigore teorico, inorgoglirsi di fronte alla comunicatività e all’immediatezza dei discorsi in atto, accettarne senza cecità le consuete imperfezioni (sì, ci sono anche qui e fanno parte del pacchetto, se ne può e se ne deve parlare ma non inficiano il prodotto e il senso dell’operazione) sono tutte azioni che contestualizzano una precisa posizione critico-politica, posizione che sento fermamente di voler riconfermare. No Shy, se potessi parlarti ora ti direi che “non sei stato uno sbaglio”, che sei più che mai necessario e che solo quando la gente lo capirà davvero avverrà l’unico vero twist ending della tua carriera.

In realtà, noi del vecchiaccio continente possiamo vantarci di averlo già capito da tempo. Chiudo dicendo che per me Indiewire, Av Club, Hollywood Reporter, Vulture da oggi hanno la stessa credibilità di un Massimo Bertarelli. Degni di Gigi Marzullo.

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