la poetica dell'abbraccio in Kantemir Balagov

La poetica dell’abbraccio in Kantemir Balagov

Quello dell’abbraccio è un gesto tanto comune e ordinario quanto potenzialmente significativo e di ciò Kantemir Balagov sembra avere piena consapevolezza. Se bazzicate ambienti cinefili e festivalieri, forse questo nome non vi suonerà poi tanto nuovo. Questo ragazzo russo, classe 1991, non solo è uno dei miei più recenti innamoramenti cinefili, non solo è allievo di Aleksandr Sokurov, ma è soprattutto già autore di due lungometraggi, Tesnota e Dylda, presentati entrambi al Festival di Cannes all’interno di Un Certain Regard (rispettivamente nel 2017 e nel 2019).

Entrambi i film hanno ottenuto il premio della critica Fipresci, il secondo anche il premio alla miglior regia di Un Certain Regard. Dylda è stato poi riproposto in concorso al Torino Film Festival (vincitore del Premio Dams al miglior casting director, Vladimir Golov) e selezionato dalla Russia per la 92a edizione degli Academy Awards, in attesa di conoscere fra qualche giorno la shortlist dei candidati effettivi al Miglior Film in Lingua Straniera. Tesnota è uscito nelle sale cinematografiche italiane il 1 di agosto 2019 con l’aggiunta del titolo inglese Closeness, Dylda uscirà invece il 2 gennaio 2020 con il titolo italiano La Ragazza D’Autunno (sigh).

Tante sono le differenti occorrenze di quella che sembra essere la figura prediletta dal giovane autore russo, l’abbraccio: a seconda che il soggetto abbracci, compartecipi all’abbraccio o lo subisca, l’effetto di senso ottenuto è completamente diverso. Sia in Tesnota che in Dylda vi sono abbracci che emanano calore, affetto e protezione, ma anche abbracci che assumono più le fattezza di una stretta in cui si ripercuotono espressioni di dominio o grida di agognate quanto irraggiungibili liberazioni.

Abbracci fraterni, materni, amorosi, complici, persino killer: questa varietà espressiva permette a Balagov di sfruttare a pieno la potenza di un’immagine così efficace e diretta per descrivere al meglio lo stato dei rapporti di potere fra i personaggi, le significative contraddizioni che giacciono alla radice di un nucleo sociale fondativo come la famiglia, ancora più in profondo gli permettono di tracciare una mappatura delle implicazioni di ogni relazione umana.

Come ricorda l’autore di questo ottimo articolo di Doppiozero (più che un sito, una Bibbia per quanto mi riguarda) in cui si passano in rassegna diverse connotazioni dell’abbracciarsi, Jacques Prévert definiva questo atto “un minuscolo secondo d’eternità”: non sembra allora un caso che Balagov scelga proprio questa immagine per chiudere entrambi i suoi film, come per prolungarne l’estensione fino a istanti da destinarsi.

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