Cosa sperare e attendersi dal ritorno di John Frusciante

La reunion della formazione dei Red Hot Chili Peppers più amata e creativamente fruttuosa è avvenuta nel dicembre del 2019, momento in cui John Frusciante ha effettuato il suo (secondo) ritorno nella band losangelina. Tuttavia, complice dichiarata la pandemia globale, questo atteso come back non ha potuto concretizzarsi nell’immediato né per quanto concerne la scrittura di nuovo materiale da incidere (i membri della band hanno continuato comunque a lavorare in autonomia nell’attesa di poter tornare in studio) né tanto meno sul piano delle esibizioni dal vivo, anch’esse inevitabilmente rimandate, ad eccezione di una primissima jam concepita come concerto privato in omaggio di un fortunato e non specificato amico comune.

In particolare, ad essere attesa era la ricomposizione di una delle bromance più note del panorama musicale, quella formata da Flea e John Frusciante. Orientativamente, i due non incidevano una traccia insieme dai tempi di Stadium Arcadium (2006) per quanto riguarda i Red Hot Chili Peppers, mentre sono state perlopiù occasionali le partecipazioni di Flea nei dischi solisti post-RHCP di Frusciante (le ultime, a memoria, dovrebbero risalire a quello che è ritenuto quasi all’unanimità lo zenit della multiforme e metaformica produzione di Frusciante, ovvero The Empyrean del 2009: Flea vi registrò alcune parti di basso in diverse tracce fra cui Unreachable, God, Heaven).

La notizia risiede allora nell’uscita del primo brano registrato dai due, finalmente di nuovo insieme, contenuto in un album di tributo ai Gang Of Four e al loro compianto chitarrista Andy Gill. Distribuito qualche settimana fa senza molto clamore, The Problem of Leisure: A Celebration of Andy Gill and Gang of Four contiene la ripresa dei brani di maggior impatto della band di Entertainment! e Solid Gold da parte di un parterre di discepoli non di poco conto: oltre a Flea e Frusciante, si va dagli IDLES (Damaged Goods) alla partnership Tom Morello-Serj Tankian (Natural’s Not In It), senza dimenticare Helmet o Killing Joke.

Impegnati in una cover di Not Great Men, i due peperoncini non offrono molto altro che un back to basics del tutto interlocutorio, non solo nell’accezione comune di ritorno alle proprie origini, ma anche dal punto di vista di basilarità della composizione. Ci si limita a omaggiare una loro influenza imprescindibile (a detta di Flea, senza l’ascolto di questo brano in giovane età non gli sarebbe mai venuto in mente di fondare i Red Hot Chili Peppers) con un rifacimento che pare arrivare direttamente dalle sonorità di Mother’s Milk (1989), voci degli infanti comprese, quasi come fosse un brano all’epoca scartato e ora riesumato.

Però che fai, non ti emozioni a risentire quelle vibrazioni funk, quel suono semplice, del tutto noto e assimilato ma proprio per questo tanto tuo? Non li senti quei due strumenti, basso slap tonante e chitarra hendrixiana e fumantina, che riallacciano una conversazione (ma ancor meglio, una relazione) capendo che tutto è rimasto esattamente lì dov’era? L’amore reciproco sembra essere rimasto intatto; le ambizioni di maggiore libertà e evasione esplicitate anni orsono da uno dei amanti, occluso da un senso di stasi e routine non sopportabile, paiono essere state sfogate e dunque ricondotte al letargo.

Ciò nonostante, davvero vogliamo farci bastare un sentimento che pare aver quasi del tutto a che fare con quella tipica nostalgia inflazionata di quest’era, mantenendo il nostro sguardo rivolto solo ed esclusivamente ad un passato così edificante e glorioso dal sembrarci, in verità e più attentamente, costituito ex post?

Non si hanno dubbi sul consenso popolare che otterrebbe la pacifica riproposizione della formula che i nostri propongono da Californication in poi, ovvero quella di un funk rock residuale che non vuole ancora spirare ma che va mano a mano ammorbidendosi a nostro avviso quasi più per motivi fisiologici che per mere concessioni di mercato (o forse un po’ per entrambe le cose).

In quel momento, l’intelaiatura pop serviva a rifarsi il trucco dopo il baratro rappresentato dal post-One Hot Minute: scongiurato lo scioglimento e ritrovato l’amico perduto, si puntava a tornare appetibili confidando che poi la bontà delle intuizioni strumentali e compositive fornisse comunque la classe necessaria a rendere il prodotto finale di qualità. Di fatto, ciò avvenne ma con risultati del tutto ondivaghi sia in By The Way che in Stadium Arcadium, album penalizzati da una cattiva (per non dire mancata) selezione del materiale e dunque altalenanti nel loro incedere.

Successivamente, il tentativo di eludere una stanchezza di fondo sempre più marcata finisce per desistere del tutto in assenza di John Frusciante negli ultimi due dischi pre-ritorno, I’m With You e The Getaway: in questi album la chitarra del nuovo arrivato Josh Klinghoffer non riesce praticamente mai a superare la timidezza e l’introversione del suo proprietario, risultando estranea e impalpabile.

Aspettarsi rivoluzioni nel sound dai Red Hot Chili Peppers nel 2021 sarebbe totalmente fuori luogo, tuttavia la timida speranza da rivolgere al prossimo lavoro della band è quella non solo di una forma compositiva ritrovata nella produzione dei loro marchi di fabbrica, ma anche di idee che denotino una qualsiasi forma di smarcamento da quanto già effettuato e rimasticato fino all’inverosimile. Altrimenti come giustificare artisticamente il ritorno di qualcuno che negli ultimi 15 anni si è occupato in maniera feconda di elettronica, acid house, tematiche spirituali e quant’altro?

Più che il ricongiungimento insperato con la propria immagine di sé ormai inaridita dalla piaghe del tempo, questa reunion della formazione storica potrebbe allora rivelarsi una parziale possibilità di apertura e contaminazione del proprio DNA: accogliendo qualche elemento imponderabile della sbizzarrita sbandata solista del proprio istrionico chitarrista, potrebbe germogliare uno spirito rifocillato dall’influenza esterna e aliena che riesce a rimanere comunque funky, orecchiabile e rassicurante per tutti coloro che confidano che qualche matusalemme del rock faccia tornare in classifica una chitarra, un basso e una batteria in classifica.

John, ancora una volta crediamo in te.

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